Archivio delle Categorie: economia

Pensieri brevi (34)-Bologna: perchè si può morire di stenti come a Calcutta?

Bologna: luci e negozi ma solo per chi può.

La notizia è di quelle che lasciano il segno. A Bologna, nella dotta e ricca Bologna, un bambino neonato di appena 20 giorni muore di stenti e di freddo per strada. Venti anni fa il cardinale Biffi la definì “sazia e disperata”, oggi, il suo successore , ha affermato che non è più neanche sazia ma solo disperata. Sono parole che denunciano un progressivo e lento declino. Leggi l’articolo completo

Pensieri brevi (25)- La Confindustria di Forlì vola veramente molto basso.

Aeroporto " Ridolfi" di Forlì.

A volte ci sono notizie che sembrano di poco importanza e marginali,  invece rappresentano la cartina di tornasole di un modus operandi o di una volontà che si vorrebbe fare passare in second’ordine perchè non si ha il coraggio  di esplicitarla con l’evidenza che si merita. La notizia è che a Forlì la Confindustria ha fatto la scelta di diminuire la propria partecipazione in SEAF (società di gestione del locale aeroporto Ridolfi) dal poco significante 5% ad un 0,1% che apre una serie di interrogativi e considerazioni. Provo a sentitizzarli per punti:

Leggi l’articolo completo

Pensieri brevi (24)- I problemi di mafia sono anche sopra il Po.

Non mi stupisce poi così tanto la reazione che il ministro Maroni ha avuto nei confronti di Roberto Saviano, perchè cercare di difendere in tutti i modi il proprio partito dalle affermazioni di vicinanza alla mafia è nella logica di appartenenza, passatemi il termine, un dovere quasi istituzionale. L’antefatto sta nella affermazione che lo scrittore ha fatto, nel programma di Fazio e all’interno di un ragionamento più generale sulle mafie, circa il coinvolgimento di alcuni amministratori della Lega in Lombardia in fatti con sfondo mafioso. Ci sono state indagini, neanche tanto di giornata, che hanno svelato tutto ciò e Saviano non ha fatto altro che richiamarle nel suo intervento. Leggi l’articolo completo

Pensieri brevi (17)- Forlì, una città che ha i commercianti che si merita.

Io credevo che in quanto a visione unilaterale dei problemi questa società e questa politica avessero toccato il fondo, ma evidentaemente, mi sono sbagliato. Sfogliando la cronaca forlivese del Resto del Carlino, di Sabato 9- ottobre,  sono trafelato e anche un pò arrabbiato leggendo la proposta del rappresentante della Conferesercenti Mario Zecchini. Ancora una volta sul problema del commercio ci troviamo difronte ad una  analisi settoriale e parziale, nel tentativo di creare una lobby casereccia,  come spesso è accaduto in questi anni. Fino ad ora protagonista era stato la Confcommercio che in vari frangenti aveva usato politicamente i problemi dei propri associati nel tentativo di strumentalizzarli in favore della sua area poltica di riferimento, che è senza dubbio il Centro Destra. Ora la locuzione latina “pecunia non olet” (il denaro non puzza) è diventato bipartisan sul piano associativo; ogni mezzo è lecito, anche quello di cercare di piegare alla propria volontà l’amministrazione pubblica organizzando le proprie truppe e mandandole all’assalto. Ma veniamo alla proposta concreta fatta da Zecchini che con una faccia tosta senza precedenti ha affermato: “SI DOVREBBERO TOGLIERE PANCHINE E AIUOLE SOTTO IL MONUMENTTO DI SAFFI”così riusciamo a concentrare di più i banchi degli ambulanti, facendo di conseguenza maggiore massa critica che è quello che ci manca. Avete capito bene? lui e i suoi associati sarebbero disposti a fare scempio di uno storico arredo urbano pur di avere 3 o 4 banchi in più di ambulanti in Piazza Safffi. A mio aprere è un logica aberrante di vedere le cose, nella quale il 99% e passa dei cittadini dovrebbe soggiacere alla volontà di 4 o 5 ambulanti in più. Spero proprio che l’assessore al commercio quando si dovrà incontrare con questi signori si porti dietro un bel termometro per vedere se tutto ciò è solo,  il frutto di una passeggera febbre da cavallo. Oppure dovremo avvalorare la tesi,  in voga nei salotti buoni forlivese,  sulla

 

Foto non casuale di Piazza Saffi con panchine e aiuole

 

 

Disegno del 1801 che riprende piazza Aurelio Saffi (allora Piazza Maggiore) vista da San Mercuriale

 

sistematica occupazione delle panchine da parte degli estracomunitari: così forse si è è pensato di prendere i classici due piccioni con una fava. Di questo passo, siccome si sà,  se uno la spara grossa il concorrente la deve sparare anora più grossa, ho paura che la Confcommercio avanzerà la proposta di spostare S. Mercuriale e raddoppiare così il numero degli ambulanti in più. Da ragazzo mi hanno insegnato che prima di parlare sarebbe opportuna contare fino a dieci: sarebbe questa una buona regola che consigliamo a Zecchini. In conclusione una considerazione gratuita per gli amministratori: è vero che vi pagano, chi molto e chi poco, per ascoltare tutti, ma in questo caso vi ci vuole proprio una bella indennità speciale.

Pensieri brevi (16)-Banche: ma chi l’ha detto che piccolo è bello.

Poco più di un anno fa il sistema bancario mondiale era sull’orlo di un grande baratro. Gli interventi dei vari Stati hanno poi scongiurato il tutto, mettendo denaro a profusione e tentando di dare, in qualche modo, una regolamentazione sempre più stringente al sistema. Il risultato, ad oggi, è che le regole sono ancora contrastate dai consigli di amministrazione delle banche, che si rifiutano contemporeaneamente di finanziare la cosidetta economia reale, che, a sua volta, stenta a ripartire senzza risorse aggiuntive. Questo il quadro generale; va detto inoltre che, per venire ai problemi di casa nostra, in questi anni di crisi dei sistemi bancari, la cui origine in questo momento non ci interessa approfondire, ci è sempre stato detto che il sistema bancario italiano era più solido, con fondamentali robusti, ricco di denaro dei risparmiatori, volano dell’economia ecc. In quanto a solidità finanziaria, dobbiamo tenere conto degli aumenti significativi di capitale e alla proliferazione di autofinanziamento attraverso l’emissione di obbligazioni;  inoltre , anche a causa della rinuncia quasi unanime ai tremonti bond, ritenuti troppo cari, ci vengono una serie di dubbi  sulla tanto sbandierata solidità patrimoliale. Tra bilanci in rosso e conduzioni più o meno allegre, se non veri e propri reati finanziari, cominciano ad essere molte le banche, medio piccole, che sono state commissariate da bankitalia. Solo nella nostra area Emiliana Romagnola sono cadute sotto gli strali del governatore Draghi, con relativo commissariamento, nell’ordine, il Credito di Romagna, la Cassa dei Risparmi di Rimini, Ber Banca di Bologna (la banca dei VIP), Sedici banca, poi fuori regione, due banhe calabresi, la BCC di Mantova, il famoso Credito Cooperativo Fiorentino di Verdini (PDL) e altre che ora mi sfugge il nome. La reazione degli interessati, quasi sempre degli amministartori inquisiti, è quella di ribadire di non farsi prendere dal panico, che la banca è solida, che tutto si chiarirà e che tutti devono fare la loro parte ecc, ma nessuno parla di quei poveri correntisti che, non conoscendo le questioni, rischiano l’infarto. E’ vero che in Italia le banche non possono fallire, esiste solo il commissariamento e che i depositi nei conti correnti sono garantiti fino ad un massimo di poco più di 100 mila euro, ma andatelo a spiegare ad una maggioranza di persone che è a digiuno di finanza ( chissà, a proposito, quante liti e rimbrotti nelle famiglie a causa di questo nervosismo). Un altro punto fermo in Romagna è che gratta gratta in queste situazioni viene fuori, quasi sempre, il nome di S. Marino: una vera e propria spina nel fianco come paradiso fiscale casereccio in salsa piadinara. Detto così, sembra uno scherzo, purtroppo non lo è, perchè i commissariamenti creano una immediata ripercussione sull’economia locale e perchè, oltre a dover tener conto che quasi sempre ci troviamo in un contesto già degradato dal punto di vista economico e culturale, i commissari finiscono col chiudere i rubinetti alle imprese che a sua volta entrano in difficoltà per il loro sviluppo. Si deve poi fare i conti con una gestione puramente burocratica della banca commissariata che non tiene in considerazione, per definizione, gli aspetti umani e solidaristici che dovrebbero essere una delle mission di una banca locale, oltre naturalmente a quello di produrre utili. In conclusione un altro mattone delle nostre antiche certezze ” PICCOLO E’ BELLO” si è sbriciolato e all’orizzonte non si vede chi, mattone su mattone, intende costruire qualcosa di nuovo e più giusto.

Pensieri brevi (8)- Un Europa in mano a dei nani politici.

Quello che stà accadendo sul piano economico in Europa in questi giorni, purtroppo, oltre ad essere un segno che la crisi economica non è finita è anche il segno del nanismo politico dell’Europa, delle sue istituzioni e degli uomini politici che la guidano. Mai come in questi giorni abbiamo capito come la scarsa statura politica dei capi di stato dell’unione Europea,unita ad una crisi economica ben lungi dall’ essere risolta, creano un mix che può portarci indiertro di 40 anni nel processo di costruzione di quella Europa per cui fior fiore di politici, in passato, hanno dedicato le loro migliori energie. I fatti sono in questi giorni davanti aglli occhi di tutti; le difficoltà della Grecia ( eredità dei vecchi Governi) sono state concepite, grazie ad una visione autartica dei processi politici ed economici e al nanismo politico degli attuali capi di stato europei, come l’inizio della fine dell’Europa intesa come comunità di stati. In sintesi questo è ciò che emerge in questi giorni in una sequenza obbiettiva dei fatti:
1) difficoltà, con pericolo di default, della grecia che senza un tempestivo intervento finirebbe per coinvolgere a cascata anche Portogallo, Spagna e forse……. .
2) questi paesi entrano nel mirino della speculazione per diversi giorni, tale ipotesi era già stata da tempo ampiamente annunciata, scatenando un crisi di borsa che si avvicinava molto a quello che era accaduto con il fallimento della Lehman Brothers.
3) la crisi trova una prima sponda nelle dichiararzioni di Trichet ( capo della finanza europea) che afferma ” un default della Grecia non si pone neanche come ipotesi”.
4) la crisi sembra superata, invece no perchè intreviene, con un capolavoro di tempismo e opportunismo politico, la canceliera Merkel che, con alle porte le elezioni regionali nel proprio paese, ha paura di assumersi responsabilità dirette e di pagare, in termini di voti, l’eventuale partecipazione al salvataggio.
5) la situazione precipita, è chiaro a tutti che si è vicini al punto di fare saltare 40 anni di processo di integrazione europea.
6) gli altri leader dei paesi fondatori dell’Europa, chi per un motivo o per l’altro, tacciono (Sarkozy, Brawn, berlusconi ecc). Tutti questi tengono un profilo basso perchè hanno paura della impopolarità e da superdecisionisti si trasformano in attendisti; spicca, come sempre ( in questi casi)  il nostro capo  di governo in tutt’altre cose affacendato ( diatriba con Fini, vari lodi, corruzione e battaglia contro la magistartura).
7) arriva in queste ultime ore una schiarita, molto in ritardo, dopo che i danni sono già stati pagati, ma non è detto che sia finita. La Grecia promuove un piano di risanamento di lacrime e sangue, ma, sopratutto, Obama ha telefonato, nonostante i problemi che si trova in csa sua, alla Merkel richiamando tutti al loro dovere anche se impopolare.
La morale di tutta questa storia, per ora, mi sembra chiara : abbiamo dei governanti arroganti e incapaci di affrontare i problemi, politici ed economici, ma non solo, sono anche disposti a sacrificare tutto, quanto quando questo “tutto” non è scritto nella loro agenda del giorno dopo.